5 anni sono tanti. 5 anni sono un’eternita’ di emozioni, pensieri, parole dette, non pronunciate o rimpiante. Cercando qualcosa da scrivere nel blog, sono capitato tra i miei documenti, e la data di questo documento mi ha attirato notevolmente.
Questo racconto e’ stato scritto 5 anni fa. E’ formattato in maniera orribile, ma c’e’ un motivo. E’ stato scritto in un’ora. Non era stato pensato prima, ma era stato scritto, durante una serata su Msn, come storia della buonanotte per una persona in particolare, che ancora oggi devo ringraziare per tutto quello che ha fatto per me, e mi rammarico di averla persa di vista, anche perche’ ora come ora, avrei paura nel contattarla. Cosa le direi dopo tutto questo tempo? “Ciao, sono io, sono secoli che non ci sentiamo, come va?” No. Non e’ il mio stile, e lei lo sa. Perche’ alla fine, passano gli anni, ma noi (o almeno nel mio caso, io) siamo sempre gli stessi, eh, Samantha?
SHY
C'era una volta un ragazzino in un piccolo paese sperduto che viveva tranquillamente la sua vita, non certo felice, ma la affrontava con impegno e dedizione.
Si alzava all'alba, svegliato dal nonno, e andava a dormire al tramonto faceva molti chilometri al giorno su e giù per colline e boschi per poter andare a scuola, ed era un tipo molto solitario, incapace di socializzare con gli altri giovani della sua età, perché era troppo timido, e ogni volta che tentava di instaurare un discorso con qualcuno arrossiva e iniziava a balbettare.
Tutti i suoi compagni stranamente erano gentili con lui, non lo schernivano, anzi cercavano di aiutarlo per uscire da quella sua dimensione unitaria, e farlo finalmente socializzare con loro...
Ma tutti gli sforzi erano vani... Nessuno riusciva a parlare con lui per più di un minuto ogni tanto, e oramai i suoi compagni si erano abituati all'idea di dover avere in classe un compagno cosi taciturno, timido e riservato.
Finché un giorno, una ragazza varcò la soglia di quella classe, arrossendo e presentandosi come la nuova arrivata della classe e andandosi a sedere -tu guarda il caso- nell'unico posto libero dell'aula, cioè vicino al ragazzo...
praticamente l'unica parola che si scambiarono in quel giorno fu il nome...
Entrambi avevano le stesse caratteristiche, tanto che gli altri compagni avevano soprannominato quel posto l'angolo dei pomodori rossi rossi...
nei giorni successivi i 2 iniziarono a scriversi bigliettini invece di parlarsi, come era più logico fare, scrivevano lunghi romanzi in pezzettini di carta che si scambiavano... erano principalmente una sola frase con ripetizioni, cancellature, puntini di sospensione... ma piano piano il giovane fece conoscere alla ragazza il dove abitava, chi era, ma non rispondeva al come era..
anzi, arrossiva persino nella carta a domande simili, per questo la ragazza aveva preferito non insistere.. per il momento. Entrambi sapevano benissimo di piacersi a vicenda, ma causa la loro timidezza, non riuscivano a sbloccarsi, anzi era tanto se si dicevano un ostentato ciao...
la ragazza, conoscendo il tipo, aveva capito che purché anche lei fosse stata timida e riservata, avrebbe dovuto far lei il primo passo in qualche modo ragion per cui scrisse un bigliettino con scritto: ehi... che ne dici se dopo ti va che io venga ecco si... un po' a casa tua... magari ecco.. potremmo fare ehm... i compiti assieme.. che ne dici?
il ragazzo rimase mezz'ora a fissare il bigliettino in preda al panico più totale. Tuttavia occupò il retro di quel bigliettino con solo due lettere, una S e una I. Uscirono da scuola a debita distanza l'uno dall'altra e mano a mano che si allontanavano da quell'edificio, mano a mano cresceva il coraggio e si avvicinavano l'un l'altro il ragazzo iniziava a pensare tra se e se sul cosa fare, era la prima volta che tornava a casa in compagnia, e non sapeva come il nonno l'avrebbe presa...
e iniziò a farsi paranoie.. osservando la ragazza con la coda dell'occhio però vide che lei era tranquilla, e riuscì a tranquillizzarsi un attimo... arrivarono davanti alla casa del giovane, che balbettando disse: eccoci. chiamò il nonno, con un fischio, il quale tornò indietro molto più acuto, facendogli capire esattamente dove era... il giovane fischiò ancora, e il nonno giunse da dietro di loro facendogli prendere uno spavento ai due incauti timidoni..
il nonno osservò il ragazzo, osservò la ragazza e disse: oh, finalmente nipotino ti accorgi dei bellissimi fiori che ci sono in giro.. complimenti sai? il ragazzo aveva assunto colorazioni che si avvicinavano al viola e d'altra parte anche la ragazza non scherzava in fatto a rossore.. alche il nonno, disse: ah, un fiore splendido e pure timido come te? senza dubbio è una delle fortune più grandi e sorridendo il nonno riprese a parlare... Figliuolo, ricordati che al tramonto devi andare a dormire... tuttavia stasera ti lascio libero di poter scegliere se andare a dormire o no... e detto questo si allontanò dalla casupola, sparendo in mezzo ai campi di grano circostanti...
il ragazzo in qualche modo invitò la giovane dentro casa, e iniziarono a fare i compiti... e mentre li facevano, un bigliettino arrivò sotto al naso del giovane "ma... scusami,... che vuol dire che vai a dormire al tramonto?" cioè dopo no? no, non sono mai andato a dormire dopo il tramonto, e mi alzo sempre all'alba scrisse in risposta il ragazzo... la giovane alla lettura di quel bigliettino sorrise e scrisse: preparati. dopo usciamo.
il giovane osservo il biglietto entrando in paranoia... il ragazzo tentò di sollevare lo sguardo per cercare una spiegazione, e per un istante vide che la ragazza stava sorridendo prima di ritornare nella timidezza più totale...
i compiti vennero svolti, il nonno era rientrato in casa, e si era coricato per andare a dormire.. e il tramonto stava scendendo. il ragazzo si stava preparando per accompagnare la giovane quantomeno a scuola visto che non sapeva dove abitava. la ragazza gli scrisse un bigliettino con scritto: indicami il posto più bello che conosci che poi ci andiamo, ma tu con gli occhi chiusi..
il giovane obbedì, e vedendo il sole scomparire, come le aveva chiesto la ragazza chiuse gli occhi. lei arrossendo moltissimo lo prese per mano.
fu un istante meraviglioso per il giovane, si entiva pieno di sensazioni nuove eppure arrossiva ancora di più d'altronde la ragazza faceva lo stesso.. iniziò a camminare davanti a lui piano piano, tirandolo per la mano, lungo il sentiero indicatole, lungo il pendio della collina, sul ponte sul ruscello per arrivare in cima alla collina, in un enorme prato verdissimo...
lo fece sedere, si sedette affianco a lui, e nell'oscurità più totale, si avvicinò al suo orecchio e gli disse molto dolcemente... Apri gli occhi...
il giovane lo fece. E non riuscì a capire dove e che stesse succedendo iniziò a parlare come mai non aveva mai fatto dove sono? che è questo buio? dove siamo? dove sei? non ho mai visto un'oscurità simile...
la ragazza, accarezzandogli i capelli disse.. calmo.. io sono affianco a te... e quella che tu ora stai vedendo è la notte...
il giovane tutto spaventato e preoccupato aveva dimenticato la timidezza, e continuava a farsi domande a voce alta... notte? mai sentita prima... ma qui siamo dove ti ho detto io prima? guarda come si vede il paesino lassotto tutto illuminato...
che bello...
la ragazza sorrise e disse... posso abbracciarti? lui senza pensarci disse: certo, ma il suo pensiero era tutto intento a quella novità la ragazza un po' titubante lo abbracciò e disse... aspetta, devi ancora vedere la cosa migliore.. guarda verso il cielo, verso l'alto..
il ragazzo inclinò la testa, e rimase a bocca aperta... cosa sono tutte quelle cose? sono le stelle, piccolino, (la ragazza si era fatta più confidente, non aveva mai trovato un ragazzo dolce e più timido di lei...) e sai una cosa? sono i miei sogni.
ogni singola stella è un mio piccolo sogno forse, sono i sogni di tutte le persone che hanno il tempo di sognare.. e se ti conosco un po' credo che la maggior parte di queste stelle siano i tuoi sogni... il ragazzo si perdeva nella contemplazione della volta celeste e disse: non ho mai visto una cosa più bella di questa... non avevo mai visto il cielo di notte, non avevo mai visto la notte, ma soprattutto non avevo mai visto dove andavano a finire i miei sogni... ora lo so... grazie mille.
e accorgendosi ora che la ragazza lo aveva abbracciato strinse anche lui un po' la presa... e ridendo disse: è buffo, un ragazzo timido come me che riesce a parlare e stare abbracciato a una ragazza dolce e timida come te... ma la ragazza dicendo dolcemente shh e portando il suo indice alla bocca del ragazzo come per dirgli silenzio sorrise, lo osservò negli occhi, e vide che lo sguardo di lui era simile al suo, sorrise nuovamente e dolcemente lo baciò.
il giovane sentì una scossa che gli proveniva dal cuore, e che pervase tutto il suo corpo e chiuse gli occhi, cercando di afferrare più che poteva quell'istante, quel contatto delle sue labbra con quelle della ragazza, sperando non finisse mai... si stesero sul campo, fianco a fianco a osservare le stelle per tutta la notte, con le mani intrecciate tra di loro all'alba si alzarono in piedi, e iniziarono a camminare verso la scuola per riprendere la giornata normalmente no, non normalmente, qualcosa era cambiato tra di loro, qualcosa era cambiato in loro e qualcosa era cambiato con loro...
entrarono in classe, separatamente, prima lei e andò a sedersi al suo posto. poi entrò il giovane, sorridendo e un ragazzo notandolo disse: ehi, buongiorno! come va oggi? mi sembri contento... e nello stupore più assoluto dei presenti il ragazzo senza arrossire rispose: hai ragione, sono proprio contento, sono estremamente contento oggi e l'altro a tale risposta disse: Per quale motivo? e il ragazzo: perché ho visto i miei sogni. Sono magnifici, e stanno bene dove stanno... O, se ti piace di più, ho visto le stelle e l'altro rispose: E cosa c'è di strano nelle stelle?
e il ragazzo: Nulla, ma tu non puoi capire... e detto questo, si diresse al suo posto, e sedendosi al suo posto, si voltò verso la ragazza e come se lo avesse fatto da sempre, le sorrise e le disse a un orecchio con tutta la dolcezza che aveva, sussurrando, "ti amo, grazie che in una sera mi hai fatto capire molto di più di quanto avevo capito in tutta la mia vita" e lei, arrossendo per le dolci parole ricevute, disse: "grazie a te piccolo, che mi hai portato in un luogo cosi bello, e grazie anche a tuo nonno, che te l'ha permesso
si... grazie a mio nonno... quando torno a casa lo devo abbracciare... e la ragazza disse: posso ringraziarlo anche io? e il giovane: quando vuoi... davvero quando vuoi... purché tu mi venga a trovare solo di notte, sotto il cielo pieno dei tuoi e dei miei sogni, che si intrecciano assieme...
e detto questo, la campana suonò, e le lezioni iniziarono a svolgersi tranquillamente in quel paesetto disperso,felice, in un altro tempo, in un altro luogo...
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